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“I Ballets Russes alla Scala-Milano Anni Venti” – La mostra

 

A fine dicembre 2009, in concomitanza con la prima serata di balletto della stagione 2009/2010, la Serata Béjart, e soprattutto in occasione del centenario della nascita dell’importante compagnia, il Museo Teatrale alla Scala ospitò una mostra intitolata “I Ballets Russes alla Scala-Milano Anni Venti” a cura di Marinella Guatterini, con l’assistenza di Annalisa Pozzi e l’allestimento di Isa Traversi. L’esposizione si allineò alle celebrazioni avvenute in tutto il mondo per rendere omaggio a un evento destinato a non essere cancellato dalla storia della danza.

Per ricordare questa straordinaria esperienza artistica vissuta sino al 1929, l’anno della scomparsa del suo patron Djagilev, molte mostre, oltre a quelle inaugurate a Boston, Mosca, Stoccolma, Monte Carlo, Monaco di Baviera, Vienna, San Pietroburgo, posticiparono il loro debutto nel 2010, come avvenne a Londra. Tali vetrine si configurarono per lo più riassuntive dell’intera e fortunata attività della leggendaria compagnia.

Il Museo Teatrale alla Scala – unico a Milano e in Italia – intese invece unirsi a quella ricorrenza che rinnovava l’incanto di una bellezza tuttora stimolo alla creatività contemporanea, con un allestimento semplice ma del tutto particolare perché tematico, ovvero incentrato, per quanto possibile, sulle quattordici coreografie presentate dai Ballets Russes a Milano, nel 1920 e nel 1927. Il carattere “milanese” tendeva sia a distinguere l’allestimento da analoghe iniziative in programma durante tutto il 2009, sia a riesumare il fascino di creazioni meno note al largo pubblico, con un’attenzione all’arte scenica dei primi due decenni del secolo scorso che giustificava il sottotitolo della mostra, “Ballets Russes alla Scala – Milano Anni Venti”.

I quattordici balletti in questione - Cléopâtre, Petruška, Danze Polovesiane, Carnaval, Papillons, Thamar, Contes Russes, La Boutique fantasque, Soleil de Nuit e Les Fammes de bonne-humeur, apparsi nel 1920 al Teatro Lirico, con Cimarosiana, L’Uccello di fuoco, Le Mariage d’Aurore, Il Lago dei cigni (sintesi del secondo atto) che invece debuttarono, nel 1927, al Teatro alla Scala – recano date di creazione diverse da quelle del tardo debutto scaligero, ma restituirono ugualmente il sapore e il fascino di talune fasi salienti dell’avventura estetica dei Ballets Russes. La fase esotica e orientaleggiante portava con sé il profumo di una Russia sconosciuta in Occidente, e ancora primitiva (come nelle Danze Polovesiane dal Principe Igor di Borodin), legata a favole e leggende (come nell’Uccello di fuoco, nel collage senza vera trama Soleil de Nuit e nelle Contes Russes ). Oppure, suggestionata da un erotismo proveniente da paesi lontani (come in Cléopâtre del 1909 e nella consanguinea coreografia Thamar ), ma vi aggiungeva anche l’impeto di una pièce già quasi neo-espressionista come Petruška. C’era anche il recupero di una tradizione tardo-ottocentesca e romantica, resa più sintetica possibile pur mantenendo l’opulenza di décor e costumi preziosi (Le Mariage d’Aurore, Il Lago dei cigni). Tale recupero sfatò l’idea che la compagnia di Djagilev avesse recisamente ignorato l’aureo periodo coreutico zarista, cosa che invece non fece e proprio grazie ai revival ottocenteschi degli anni Venti. C’erano, infine, i guizzi multicolori di una ricerca che guardava all’Italia, alla Commedia dell’Arte (Carnaval, Papillons), persino a Goldoni (Les Femmes de bonne-humeur, coreografia basata proprio sulla goldoniana Le donne di buon umore) e a Cimarosa (per il divertissement Cimarosiana, tratto dall’allestimento delle Astuzie femminili). In questo caleidoscopio altamente rappresentativo di una ventennale esperienza coreografica spiccavano capolavori noti, come Petruška, ma anche pièce avvolte in un mistero che la mostra milanese e le immagini qui riportate possono ancora svelare, come Cléopâtre e Thamar (vedi foto di tutti i balletti citati).

L’allestimento milanese puntò su una varietà di materiali provenienti dall’Archivio Costumi “Caramba”, e storico del Teatro alla Scala, ma anche da alcuni prestatori: Toni Candeloro con l’Associazione “Mikhail Fokine”, Aleksandr Vassiliev, Paolo Castaldi. Si trattava di materiali soprattutto inediti a Milano e in Italia, riportati nelle immagini di questo sito: in particolare i costumi scaligeri dell’Uccello di fuoco (stagione 1954-1955), ripresi dagli originali di Natalia Goncharova (con etichette degli anni’50). E tra questi, un costume del Principe Ivan porta invece un’etichetta anni Venti ed è presumibilmente lo stesso indossato alla Scala nel 1927. Mentre di particolare charme è il bustino dipinto e ricamato con paillette, e il tutù-piatto con molle in tulle di seta rosa e ocra indossato da Margot Fonteyn nel 1955. Mai presentati prima d’ora al pubblico silhouette, ricordi di coreografi e ballerini, fotografie d’epoca, libri preziosi, oggetti appartenenti, tra gli altri, a Djagilev  e Stravinskij e porcellane. Più alcuni preziosi inediti come il costume della mummia di Cléopâtre e i fondali di Cimarosiana e Carnaval. Ma anche un costume di La Boutique fantasque e di Thamar.

Nella Mostra al Museo Teatrale alla Scala, immagini in video immergevano i visitatori in un ambiente dinamico più che statico, che dava a un tempo il sapore e il profumo degli anni Venti e di una contemporaneità in cui i segni coreografici, pittorici e musicali dei Ballets Russes apparivano in tutta la loro inossidabile e imperitura vitalità creativa.

Nonostante tra i tanti protagonisti del balletto mondiale che poi sarebbero diventati famosi nel “dopo Djagilev”come George Balanchine, Serge Lifar, Olga Spessiva o Ninette De Valois,  il grande “dieu de la danse” del primo Novecento,Vaslav Nijinskij, non fosse mai comparso a Milano (essendosi ritirato anzitempo dalle scene, già nel 1919, in seguito a un’ irrisolvibile follia), l’allestimento ne ricordava l’importanza con alcune testimonianze. Un valore aggiunto di indubbio interesse.

Brevi curricula illustrano titoli e esperienze professionali di chi ha ideato e curato la mostra “I Ballets Russes alla Scala – Milano anni Venti” rimasta aperta al pubblico sino al maggio 2010.

 

Marinella Guatterini è critico e saggista di danza e balletto (attualmente per “Il sole 24-Domenica” e “Famiglia Cristiana”) e docente di estetica presso la Scuola Paolo Grassi- Fondazione Milano, oltre ad aver insegnato a La Sorbonne-Paris III, al Dams di Bologna (Metodologia della critica di danza) e all’Università Cattolica di Milano (Metodologia della critica). Inoltre dirige il Corso di Teatrodanza alla stessa Scuola Paolo Grassi dal 1992. E’ consulente scientifico del Teatro alla Scala per i programmi di sala di balletto dal 1997. Ha curato mostre e rassegne ed è autrice di svariate pubblicazioni saggistiche e di testi sulla danza, tra cui una collana in tre volumi sulla danza e la musica neoclassiche del ’900 (Stravinskij, Apollo e Pulcinella, 1990; Nijinska, I Sei e Satie, 1991; Milloss, Busoni e Scelsi, 1992), edita da Mondatori, due raccolte di conferenze – La parola alla danza, 1991, e Discorsi sulla danza, 1994 per Ubulibri. La prima edizione di L’ABC del balletto – La storia, i capolavori di ieri e di oggi, la tecnica, i grandi interpreti esce per Mondatori nel 1998 e nel 2001 il testo  viene tradotto e pubblicato in Russia. Nell’ottobre 2006 viene ampliato e riveduto e tutt’oggi è alla sua sesta ristampa. Un secondo volume Mondadori L’Abc della danza – La storia, le tecniche, i grandi coreografi della scena moderna e contemporanea è stato pubblicato nel marzo 2008 e sta per essere ristampato. Nel 2010 ha ideato il progetto nazionale RIC.CI. Reconstruction Italian Contemporary

Choreography ’80-’90. “Mettiamo in moto la memoria”, al via nel 2011 e dedicato al recupero di taluni spettacoli-evento, fondatori della danza contemporanea italiana.

 

Annalisa Pozzi è PR & International manager della rivista specializzata “Balletto Oggi/ballet2000”. In qualità di consulente per un’agenzia di comunicazione, realizza e produce spettacoli per eventi aziendali. Ha curato vari uffici stampa, tra cui Francesco Ventriglia alla Biennale Danza di Venezia, Lucinda Childs e Shen Wei alla Scuola Paolo Grassi di Milano e per l’apertura della Galleria d’Arte 12-13 di Roma. Ha collaborato a progetti di alcune compagnie e istituzioni internazionali: tra i più recenti, l’editing dei programmi di sala per la Limón Dance Company di New York, e la produzione della mostra dell’artista Tino Sehgal per la Fondazione Nicola Trussardi. Dal 2009 si occupa anche di produzione e tour management di danza: tra gli altri, ha seguito gli spettacoli di Martha Graham Dance Company, Principals del New York City Ballet, Eleonora Abbagnato e le stelle dell’Opéra di Parigi.

 

Isa Traversi danzatrice e coreografa milanese, ha studiato danza classica al Teatro alla Scala e seguito fin da giovanissima percorsi di ricerca,collaborando a spettacoli e performance con  ballerini, attori, poeti, artisti visivi e musicisti. Debutta al Maggio Musicale Fiorentino con Luca Ronconi e Zubin Mehta  danzando nel Rheingold wagneriano nel 1981 e sempre giovanissima fonda a Como, la Scuola di Danza che tuttora dirige: un laboratorio creativo di sperimentazione  pedagogica  e centro di produzione coreografica. Crea ininterrottamente regie e coreografie per opere, film , mostre, spettacoli teatrali ed eventi coreografici urbani. Negli ultimi anni  lavora  sul corpo dei cantanti nell’opera lirica, che ambienta anche in  particolari drammaturgie  dei luoghi. Tra le  sue ultime coreografie per l’ opera: Salome al Teatro Petruzzelli 2011 e L’Italiana in Algeri per la regia di Pier Luigi Pizzi, 2013. Sta  affrontando la sua prima regia di prosa: La Signorina Else di Arthur Schnitzler prodotta dal Teatro Sociale di Como