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Aleksandr Akimovič Sanin

(Alessandro Sanine)

Aleksandr Sanin. Dedica autografa al fotografo Mario Castegneri. Archivio della Biblioteca “Livia Simoni” del Museo Teatrale alla Scala, Milano

Nel 1926 Aleksandr Sanin viene chiamato alla Scala da Toscanini per allestire Chovanščina. L’opera va in scena il 1 marzo 1926 con le scenografie di Nicola Benois e la direzione di Ettore Panizza. Il successo è grandioso. Il pubblico manifesta la propria approvazione con applausi a scena aperta soprattutto dopo il III e il IV atto e la critica pubblica ovunque recensioni molto favorevoli. Sul “Corriere” Cesari riconosce prima di tutto a Sanin “il merito di un allestimento scenico accurato specialmente sotto l’aspetto della stilizzazione” e sottolinea che il regista ha “dimostrato di possedere una armonica visione dei quadri e un criterio di adattamento allo stile di questi quadri allorché egli fa muovere il popolo sulla scena” (Corriere della Sera, 2.3.1926). Gli fa eco Paribeni, che loda la messa in scena di questo spettacolo eccezionale, dove “tutto apparve bene studiato, naturale ed espressivo”. Unica riserva, la scena del rogo finale (L’Ambrosiano 2.3.1926). Nel 1927 Sanin cura la regia del Boris Godunov, diretto questa volta da Toscanini, sempre con scene e costumi di Nicola Benois (ripreso il 3 febbraio 1929 con la direzione di Ettore Panizza, il 29 marzo 1930 con la direzione di  Giuseppe Del Campo e Fedor Šaljapin nel ruolo di Boris e  infine il 24 gennaio 1946 con la direzione di Antonio Guarnieri). Cesari loda la capacità di Sanin nell’ottenere il meglio dal “concorso di tante intelligenti forze attive” per realizzare uno spettacolo ricco per “la varietà dei costumi e calibrato nella composizione delle scene”. Nell’ideare le scene il regista è riuscito  a “incorniciare le masse agenti in modo da condensarne gli effetti”, a contenere i colori “nei limiti di una vivacità misurata” e a ottenere  ”armoniosi contrasti” (Corriere della Sera, 17.4.1927).  Paribeni sull’”Ambrosiano” osserva che l’esperienza di Sanin e il gusto di Benois hanno impresso alla rappresentazione scenica dell’opera atteggiamenti nuovi e pittoreschi sia nell’insieme sia nei particolari (L’Ambrosiano 18.4.1927). Nella stagione 1928/29  firma la regia di Zar Saltan di Rimskij-Korsakov (19 marzo 1929), sempre con scene e costumi di Nicola Benois. L’opera è accolta favorevolmente. I direttori della messa in scena e dell’allestimento Sanin e Caramba insieme agli scenografi hanno escogitato interessanti espedienti per realizzare gli elementi fantastici e irreali contenuti nell’opera, dimostrando cura sagace nel calibrare con “i colori chiassosi delle scene e dei costumi  gli aspetti grotteschi e assurdi delle costruzioni e degli sfondi e l’alterato giuoco delle proporzioni” (L’Ambrosiano 20 marzo 1929). Nel 1942 Sanin è di nuovo alla Scala e firma un’apprezzata regia  della Fiera di Sorocinzi di Musorgskij (21 marzo 1942). L’ultima sua regia alla Scala è del 22 gennaio 1947 per l’Andrea Chénier diretto da Tullio Serafin (con scene dell’Opera di Roma).

Andrea Chenier, 1947. Foto di scena – Atto II. Archivio della Biblioteca “Livia Simoni” del Museo Teatrale alla Scala, Milano

Andrea Chenier, 1947. Foto di scena – Atto II. Archivio della Biblioteca “Livia Simoni” del Museo Teatrale alla Scala, Milano

Scheda biografica

Aleksandr Akimovič Sanin (il suo vero cognome è Šënberg) nasce a Mosca nel 1869, dove si laurea alla facoltà storico-filologica e nel frattempo partecipa a gruppi teatrali amatoriali. L’incontro con Stanislavskij nel 1887 è fondamentale per la sua futura carriera di regista. Insieme mettono in scena una serie di spettacoli prima per la Società dell’Arte e della Letteratura di Mosca e dal 1898 per il Teatro dell’Arte (MCHaT), dove nel 1900 Sanin firma autonomamente la sua prima regia. Nel 1902 si trasferisce a Pietroburgo e fino al 1907 lavora al teatro Aleksandrinskij come regista, attore e insegnante di arte scenica. Dal 1908 inizia la collaborazione con Djagilev, mettendo in scena con grande successo al Gran-Opéra di Parigi il Boris Godunov con interprete principale Šaljapin. Da quel momento si dedica soprattutto alla regia operistica sia in Russia sia in Francia. Nel 1922 si stabilisce prima a Berlino, poi a Parigi e collabora con diversi teatri in Italia, in Europa e successivamente anche in America. Nel 1926 debutta alla Scala e nel 1929 al Teatro Reale di Roma. Nel 1942 si trasferisce definitivamente in Italia e riprende il lavoro al Teatro alla Scala con tre regie: Thais di Jules Massenet (28.2), La fiera di Sorocinzi di Musorgskij (21.3) e Il re di Gioachino Forzano (25.3). L’anno dopo firma Carmen, diretta da Antonio Guarnieri con Gianna Pedrazzini, Beniamino Gigli e scene di Michele Cascella. Dal 1943 al 1949 è di nuovo a Roma, dove cura una serie di allestimenti per il Teatro Reale, tra gli altri l’Andrea Chénier (17.2.1944). Si spegne a Roma nel 1956.

 

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